L'immagine della natura nella letteratura Italiana contemporanea

Autor:Francesca Pallecchi
Cargo del Autor:Universidad Rey Juan Carlos
Páginas:125-133

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La storia dell’uomo è sempre stata la storia del suo rapporto con l’ambiente in cui vive e con cui sempre ha dovuto confrontarsi e scontrarsi: quella fra la natura e la cultura è una convivenza difficile, ma necessaria1.

Il tema bucolico nella letteratura Italiana

Se partiamo dalla definizione di genere bucolico come "stretta correlazione fra determinati temi (ad esempio, la vita campestre, il locus amoenus, ecc.) e specifiche scelte formali (ad esempio, uso di una forma metrica come l’ecloga e di un certo registro linguistico medio)2" possiamo affermare che nella letteratura italiana non esiste un vero e proprio genere bucolico e pastorale3. All’inizio del 1900 il rinnovato interesse per la Natura ha dato importanza all’ecologia4. Oggi, fra i vari problemi che caratterizzano la nostra

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società, quello ecologico è sicuramente il più allarmante, quello le cui dimensioni sono destinate ad accrescersi nel futuro. Sempre più evidente e preoccupante risulta quindi la contraddizione tra l’ambiente naturale e le modificazioni che gli uomini vi producono:

  1. trasformando l’ambiente e distruggendo interi paesaggi naturali, sostituiti da realtà artificiali;

  2. accumulando rifiuti dall’incredibile quantità di macchine e oggetti usati e gettati via;

  3. inquinando l’ambiente;

  4. provocando vere e proprie catastrofi ecologiche.

I movimenti ecologisti, riferendosi molte volte alla tradizione letteraria, hanno evidenziato il valore dell’ambiente naturale: la letteratura e la poesia hanno quindi contribuito nel tempo a formare una coscienza ecologica, parlando del rapporto fra la società umana e l’ambiente naturale. Anche se la letteratura ha parlato di Natura fin dall’antichità, se vogliamo parlare di letteratura verde come di una tipologia testuale, dobbiamo fare riferimento al secondo dopoguerra, quando le bombe di Hiroshima e Nagasaki misero l’uomo di fronte al rischio di distruzione globale della terra. Molti scrittori allora si mossero e si interrogarono sui temi del rispetto per la vita e per l’ambiente5. Il mio scopo è quello di fare un breve excursus di autori italiani che si sono interessati e hanno scritto su queste tematiche.

Gli scrittori e la campagna

In Italia i primi segnali "verdi" appaiono nella scrittura fiabesca, basti pensare a "Il segreto del bosco vecchio" di Dino Buzzati. Le schiere di animali fantastici e i boschi e piante incantate dalle magiche virtù hanno un nuovo eroe protettore: l’eroe ecologico. "Il segreto del bosco vecchio" è un romanzo semplice e fantastico. Protagonista è il colonnello Sebastiano Procolo, che dopo aver ereditato vari terreni, conosciuti con il nome de "Bosco vecchio", per avidità cercherà di abbattere tutti gli alberi, per sfruttare le potenzialità del bosco. Da qui la reazione di chi protegge la natura ed è sensibile al valore di questa.

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"In certe notti serene, con la luna grande, si fa festa nei boschi. È impossibile stabilire precisamente quando, e non ci sono sintomi appariscenti che ne diano preavviso. Lo si capisce da qualcosa di speciale che in quelle occasioni c’è nell’atmosfera. Molti uomini, la maggioranza anzi, non se ne accorgono mai. Altri invece l’avvertono subito. Non c’è niente da insegnare in proposito. E’ questione di sensibilità: alcuni la posseggono di natura; altri non l’avranno mai, e passeranno impassibili, in quelle notti fortunate, lungo le tenebrose foreste, senza neppur sospettare ciò che là dentro succede 6 ".

Il bosco prende vita, rappresenta quel luogo ameno in cui ancora sono presenti gli elementi naturali che l’uomo, per avidità, per sete di potere, poco a poco cerca di distruggere.

Accanto alla fiaba altri autori hanno parlato con sdegno della deturpazione dell’ambiente naturale e di conseguenza dell’urbanizzazione del paesaggio. Primo fra tutti Pier Paolo Pasolini, nato a Bologna nel 1922, scrittore, poeta e regista italiano, uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del nostro tempo. In un Italia cinica e consumistica Pasolini denuncia la degradazione del paesaggio e della vita quotidiana. Nel breve documentario Pasolini e ... la forma della città7, l’autore, girando con una telecamera, mostra agli italiani gli edifici costruiti senza nessun criterio urbanistico, che deturpano il paesaggio di Orte, nei pressi di Roma. "Il problema della forma della città e il problema della salvezza della natura che circonda la città, sono un problema unico", sostiene Pasolini, che, nelle ultime immagini, aggiunge:

È proprio questo potere della civiltà dei consumi che sta distruggendo l’Italia e questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che non ce ne siamo resi conto, è avvenuta in questi ultimi cinque, sei, sette, dieci anni... è stata una specie di incubo in cui abbiamo visto l’Italia intorno a noi distruggersi, sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare

.

L’opera di Pasolini è impensabile al di fuori di una realtà localizzata, di un paesaggio che cambia e che vive. Per il poeta, infatti, il paesaggio non è solo natura, né solo cultura: è un’espressione della cultura nella natura, di una loro unione e crescita.

In questa degradazione del paesaggio, la città si trasforma in qualcosa di brutto e sporco, un concentrato di cemento, folla, traffico, smog e rumo-

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re8. Tra i palazzi e le strade d’asfalto si muove il personaggio calviniano di Marcovaldo, protagonista di dieci racconti scritti tra il 1952 e il 1956. Il romanzo è un originale intreccio di comico e di fiabesco legato alla rappresentazione del rapporto tra una famiglia di origine contadina e la difficile vita di una moderna città industriale. Marcovalo, del tutto estraneo alla città nasce negli anni del miracolo economico, è un manovale della ditta Sbav. Maltrattato dalla padrona di casa, dai superiori e dai conoscenti, Marcovaldo manifesta un’irrimediabile inadeguatezza a vivere in città9. Attraverso gli occhi di Marcovaldo, Italo Calvino10presenta le contraddizioni tra natura, tecnologia e cultura: ogni tentativo compiuto da Marcovaldo per poter godere dei benefici della città infatti fallisce sempre.

In mezzo alla città di cemento e...

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