Forme di localismo comunità internazionale e proliferazione dei tribunali internazionali

Autore:Angela del Vecchio

@1. Localismi e nuovi attori nella scena internazionale. Le organizzazioni non governative.

Nella comunità internazionale attuale non si assiste soltanto, come si è già cercato di mettere in luce, ai fenomeni della globaliz-Page 154zazione ed ai relativi dinamismi che essi mettono in moto, come quello di dare vita a sistemi di integrazione economico-sociale più o meno ampi, ma si assiste anche ad un diverso e, per certi versi, opposto dinamismo: la spinta cioè alla localizzazione (glocalization) (433). Si tratta di un dinamismo che insieme a quello della globalizzazione incide comunque, anche se da versanti radicalmente diversi, profondamente sulla configurazione tradizionale della sovranità dello Stato nazionale. Risulta evidente infatti nell’attuale comunità internazionale che, proprio nel momento in cui più forte appare la spinta verso la costituzione di nuove forme di aggregazione e di integrazione nella vita sociale ed economica a livello mondiale o regionale, riemerge progressivamente la tendenza, peraltro mai sopita, verso forme di parcellizzazione e di frammentazione degli assetti di governo a tutti i livelli, essenzialmente per il prevalere, quasi per reazione, di istanze sempre più localistiche e specializzate (434). Del resto, gli aspetti micro/macro sono due dimensioni ineliminabili della medesima realtà, come si può osservare facendo riferimento, ad esempio, ai modelli di funzionamento del commercio internazionale, in cui accanto a produzioni merceologiche a tasso crescente di omologazione, capaci di rispondere ad una domanda globale tendenzialmente indifferenziata, compaiono progressivamente servizi produttivi sempre più specializzati, miniaturizzati, rivolti essenzialmente alla creazione di beni di “nicchia” per un pubblico di consumatori, che al proprio interno mostra accentuate propensioni ad evidenti forme di differenziazione.

In realtà, si può dire che l’interconnessione sempre più stretta della politica e dell’economia indotta progressivamente a livelli sovrastatali dalle logiche della globalizzazione, nonchè l’esigenza di fare fronte ad interessi che assumono nuove dimensioni postulano il necessario trasferimento ad organizzazioni internazionali, sempre più numerose e sempre più specializzate, di competenze, che in precedenza erano gestite esclusivamente dagli Stati-nazione. In questo modo però si rischia di ingenerare forme di insicurezza ed incertezza nei cittadini, in quanto finiscono con il trovarsi, senza alcuna loro opzione, inseriti in un sistema caratterizzato da centri di potere e diPage 155interessi, le cui scelte appaiono sempre più distanti e sempre meno da essi direttamente controllabili.

Essenzialmente per questi motivi si sono formulate nei confronti della globalizzazione accuse di espropriazione dei processi democratici nazionali in ragione di una logica capitalistica assoluta. Di fronte infatti al proliferare di attività e decisioni a livello transnazionale si riduce progressivamente la capacità dei cittadini di influire sui governi nazionali in materie di rilievo fondamentale (435) e si riduce altresì l’importanza dei governi nazionali, che sostanzialmente si trasformano in governi sempre più limitati nel loro potere decisionale. In questo quadro di pressione omologatrice della cultura, per così dire “alla Mc Donald’s“, dove tutto è eguale e identificabile in una società globalizzata, si assiste alla riscoperta ed alla ripresa delle culture locali, al contrapporsi degli strumenti di tutela degli interessi dei pochi a quelli degli interessi dei molti ed al mondo grande, aperto, globalizzato si tende sempre più frequentemente a contrapporre le piccole comunità o addirittura le microcomunità, in nome dei valori propri del localismo.

Il risultato di tutto ciò nella comunità internazionale potrebbe produrre ancora una volta il disordine e l’anarchia (436) oppure il prendere forma, secondo alcuni, di una globalizzazione dal basso (437), che avverrebbe attraverso il coagularsi di interessi settoriali molto specifici, i quali danno origine tra l’altro alla costituzione di organizzazioni non governative (ONG). Esse, secondo tale opinione, si formerebbero nella società civile al fine di una collaborazione istituzionalizzata fra soggetti sottoposti a potestà statali diverse per il perseguimento di scopi di varia natura: da quelli culturali a quelli scientifici, filantropici, tecnici, sociali e così via (438). È stato dettoPage 156che il loro mandato non è tanto quello di far valere gli interessi di un gruppo determinato, quanto piuttosto quello di rappresentare direttamente gli interessi universali dell’uomo, di tutti coloro cioè che non sono nelle condizioni di rappresentare se stessi, come le popolazioni affamate per le guerre o le carestie, gli individui torturati e uccisi per motivi politici, le collettività minacciate dal degrado ambientale, ecc. (439). Si tratta di movimenti spontanei, che fanno parte integrante del processo di globalizzazione degli interessi della società internazionale contemporanea e rappresentano in taluni casi gli unici enti in grado di rispondere a “bisogni transnazionali”, che gli Stati talvolta ignorano o non vogliono o non possono soddisfare.

Tali associazioni sono spesso dotate di notevoli risorse finanziarie, di efficaci strumenti di comunicazione, di specifiche ed approfondite conoscenze tecniche, tanto da godere, nonostante la loro sottoposizione agli ordinamenti giuridici statali, della possibilità di esercitare ruoli di grande rilievo nelle relazioni internazionali attuali. In questo modo determinano forme di parcellizzazione degli interessi perseguibili, poiché tali organizzazioni sono divenute tra le entità più influenti dell’attuale ordine internazionale. In proposito basti pensare ad esempio, alla capacità di indirizzare l’opinione pubblica mondiale propria di alcune ONG, o alle forme di pressione esercitate da altre sulle scelte politiche compiute da governi o da organizzazioni internazionali.

A questo riguardo non si può non riconoscere ad esempio il valore dell’azione svolta dalle organizzazioni non governative nella Conferenza su Ambiente e Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 (440)Page 157o nel Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, svoltosi a Johannesburg nel 2002. Peraltro, riguardo alla problematica ambientale, dell’attività delle organizzazioni non governative si era significativamente tenuto conto già nell’Agenda 21, in cui un intero capitolo è stato dedicato al rafforzamento del loro ruolo (441) nel quadro dei processi decisionali riguardanti la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile (442).

Anche nel Vertice di Johannesburg le oltre ottomila organizzazioni non governative partecipanti sono intervenute in modo rilevante nelle decisioni su temi specifici e le più importanti tra esse sono state invitate in alcuni casi a partecipare direttamente ai lavori accanto agli Stati (443).

Ugualmente di grande rilievo è stato il ruolo assunto dalle ONG nell’ambito della III Conferenza sul diritto del mare, come pure nel settore della tutela dei diritti dell’uomo (444), in cui un ruolo importante hanno svolto ONG come Amnesty International o Croce Rossa Internazionale o Human Rights Watch, le quali difendono quotidianamente gli individui contro la fame, la tortura, gli assassini politici, ecc. commessi nei loro confronti dagli Stati. Nel campo del diritto umanitario in effetti essenziale in molteplici casi è stata l’influenza delle ONG che agiscono per mobilitare i Governi o la stessa comuniPage 158tà internazionale contro gli atteggiamenti discriminatori, a tutela dei principi sanciti nelle Convenzioni internazionali sui diritti umani.

A questo proposito va ricordato il lavoro svolto dalle ONG nel corso della Conferenza di Roma del luglio 1998 per l’istituzione della Corte penale internazionale. Anche in tale Conferenza circa 200 ONG hanno partecipato ai lavori e la loro influenza è stata avvertita in maniera significativa in materie estremamente delicate (445). In particolare ad esse si deve la previsione dettagliata dei crimini commessi attraverso la violenza sessuale (gender-based crimes), crimini che in precedenza non avevano una propria distinta connotazione e trovavano una loro collocazione generica nella IV Convenzione di Ginevra del 1949 relativa alla protezione della popolazione civile in tempo di guerra (446).

Nonostante la loro crescente importanza nello scenario internazionale, le ONG non godono, se non raramente, dello ius standi in iudicio ed è per tale motivo che talvolta è ad esse concesso di intervenire nei processi in qualità di amicus curiae ad esempio davanti alla Corte inter- americana dei diritti dell’uomo e davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo (447). La stessa apertura nei confronti delle ONG si constata, come si è visto, nel sistema di soluzione delle controversie dell’OMC,Page 159in cui sovente l’Organo di appello ha autorizzato individui o società a presentare osservazioni o comunicazioni in qualità di amici curiae, sulla base dell’art. 13 del DSU (448). Ugualmente in alcuni panels NAFTA, anche in mancanza di specifiche disposizioni negli atti istitutivi e nelle norme di procedura, sono stati accettati interventi in qualità di amicus curiae presentati da “entity that is not a disputing party” (449).

Accanto alle organizzazioni non governative si pongono poi altri nuovi attori nella comunità internazionale, come associazioni religiose, gruppi di privati od altri enti, che sempre dal basso sembrano mirare, con modalità e tempi diversi, alla costituzione di forme differenziate di localizzazione nell’ambito della comunità internazionale attuale, contribuendo così anche esse al graduale superamento del tradizionale di Stato-nazione.

@2. I localismi etnico-culturali nella comunità internazionale.

Il processo di localizzazione degli interessi tutelabili dalla comunità internazionale è però dovuto anche ad altri fattori, che...

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